ALTERAZIONE DI STATO

Alterazione di stato

Viene punito per il reato di alterazione di stato chi altera lo stato civile di un neonato tramite la sua sostituzione, o formando certificazioni false, attestazioni false o altre falsità di un atto di nascita.

L’interesse tutelato dalla norma è quello della conservazione dello stato civile del neonato, in modo che questi non ne acquisti uno difforme da quello a lui spettante.

Il reato di alterazione di stato, quindi, può essere integrato in due distinte forme: la prima si consuma quando nei registri dello stato civile si fa figurare uno stato di filiazione diverso da quello reale (tramite la sostituzione del neonato), mentre la seconda si realizza mediante false certificazioni o false attestazioni.

La fattispecie delittuosa tutela anche lo status di figlio naturale, per cui integra l’alterazione di stato anche ogni dichiarazione resa in sede di formazione dell’atto di nascita con la quale si attribuisce al figlio riconosciuto una discendenza che non gli compete.

La condotta che si punisce riguarda anche l’attribuzione al neonato di un genitore diverso da quello naturale.

Per fare qualche esempio commette il reato chi denuncia come nato dalla propria moglie il figlio generato da altra donna, o chi fa ricoverare in una clinica ostetrica la donna con lui convivente fornendo le generalità della propria moglie.

L’alterazione di stato di cui si discute deve comunque consistere in una condotta destinata a riflettersi sulla formazione dell’atto, con la conseguenza che non viene commesso il reato nel caso di dichiarazioni di nascita di cittadini italiani nati all’estero che siano rese all’autorità consolare secondo la legge del luogo.

Di conseguenza, non sussiste il reato di alterazione di stato nella condotta di coniugi che abbiano richiesto la trascrizione in Italia dell’atto di nascita del proprio figlio, nato in un Paese che disciplinava le tecniche di maternità surrogata, esibendo in ambasciata il certificato redatto dalle autorità di quel Paese che li indicava come genitori.

Ciò perché ai fini della sussistenza del reato si richiede la coscienza e la volontà di rendere una dichiarazione contraria alla realtà, tale da attribuire al neonato uno stato civile diverso da quello che gli spetterebbe (si richiede, ossia, il dolo generico).

Appare chiara la differenza tra il reato di alterazione di stato e il reato di falsa attestazione o dichiarazione ad un Pubblico Ufficiale sulla identità o qualità personali proprie o di altri: il secondo punisce la mutazione della realtà in se stessa considerata, mentre il primo punisce la medesima condotta solamente se da essa derivi la perdita del vero stato civile del neonato.

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