Appropriazione indebita

Appropriazione indebita

Viene punito per il reato di appropriazione indebita colui che si appropria di denaro o di altre cose mobili di cui si abbia il possesso, per procurare un profitto ingiusto a sé stesso o ad altri.

E’ un reato che, se non è commesso grazie al possesso tramite deposito o l’aggravante dell’abuso di autorità o relazioni domestiche, è procedibile a querela di parte.

Il presupposto del reato di appropriazione indebita, quindi, è il possesso del bene mobile o del denaro, un potere autonomo sulla cosa che dia la disponibilità giuridica del bene al punto da poter decidere autonomamente al di fuori del controllo e custodia dell’avente diritto.

Occorre che il soggetto attivo, per esempio, ottenga dei beni per farne un certo uso prestabilito da un negozio giuridico e, successivamente, li vada a destinare a scopi diversi da quelli pattuiti, per finalità proprie.

Di norma, pertanto, si tratta di dare alla cosa una destinazione incompatibile con il titolo o le ragioni che hanno giustificato il possesso del soggetto attivo, oppure trattasi di ingiustificata e mancata restituzione del bene.

Per quanto concerne la nozione di cosa mobile, occorre fare riferimento a qualsiasi entità di cui sia possibile la fisica detenzione, sottrazione o impossessamento, che sia possibile trasportare autonomamente da un luogo ad un altro.

Anche i dati informatici, se trascritti o riprodotti su supporto cartaceo possono rientrare nella nozione di bene mobile, atteso che da bene immateriale (dati informatici) diventa, una volta trascritto, bene materiale (in tema di appropriazione indebita, di recente un’importante pronuncia della Cassazione sui dati informatici).

Per la sussistenza del reato di appropriazione indebita occorre la presenza di un vantaggio, un profitto per sé stessi o per altri.

Il delitto di appropriazione indebita è reato a consumazione istantanea e, pertanto, si commette nel momento in cui il soggetto agente pone in essere la prima condotta appropriativa, ossia quando compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà di tenerla come propria, con la conseguenza che non è rilevante il momento in cui la persona offesa viene a conoscenza della condotta delittuosa.

Naturalmente, la data nella quale la persona offesa viene a conoscenza della condotta del soggetto agente, fa decorrere il termine per proporre la querela, per tale intendendosi la conoscenza della volontà del soggetto di non restituire il bene e di appropriarsene, non dovendo necessariamente attendere la scadenza della restituzione.

Il diritto di querela spetta al proprietario del bene, ma spetta anche al soggetto (diverso dal proprietario) che detenendo la cosa legittimamente ed autonomamente l’abbia consegnata al soggetto agente che se ne sia appropriato illegittimamente.

Integra il reato di appropriazione indebita e non quello di truffa il caso in cui il soggetto assicurato non denunci alla propria compagnia di assicurazione il ritrovamento del veicolo, a seguito di denuncia di smarrimento e liquidazione di una somma di denaro, perché in forza del contratto di assicurazione la compagnia acquista la proprietà del veicolo.

Costituisce appropriazione indebita e non furto la condotta di un banchiere che si impossessi di somme di denaro contenute in una cassetta di sicurezza dell’istituto bancario in cui lavora, atteso che la dazione della chiave di apertura della cassetta, da parte del cliente al dipendente della banca, crea la presunzione di un’azione in favore del cliente stesso, salvo differente accordo.

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