Calunnia

Calunnia

Il reato di calunnia prevede che il soggetto agente incolpi un altro soggetto, tramite querela, denuncia o altra condizione di procedibilità, di un reato con la consapevolezza che non lo ha commesso, o simula a suo carico tracce di un reato.

Il reato di calunnia può essere commesso anche in forma indiretta, ossia quando il fatto di reato venga riferito e segnalato a una autorità differente da quella giudiziaria, se a questa abbia l’obbligo di riferire, sia nel caso di fatti percepiti personalmente con uno dei cinque sensi, sia nel caso di sentito dire, quando si rappresentano fatti oggetto di altrui conoscenze, o semplicemente predisponendo quanto maliziosamente sufficiente affinchè possano avviarsi le opportune indagini.

Nel caso di reato di calunnia integrato nella sua forma indiretta, non assume alcuna rilevanza la circostanza che l’autorità, che abbia ricevuto la segnalazione e che abbia l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria, poi effettivamente non proceda a denunciare il fatto di reato alla competente autorità.

La condotta incriminatrice può essere commessa anche senza denuncia formale, rilevando anche le mere insinuazioni a carico di taluno, che si sa essere innocente, di fatti dai quali si possa desumere la sussistenza di un reato.

Il reato di calunnia viene integrato anche nell’ipotesi in cui l’accusa non sia rivolta nei confronti di una persona determinata, essendo sufficiente, invece, che questa sia facilmente identificabile, agevolmente individuabile, sempre che il soggetto agente abbia consapevolezza che l’accusato sia innocente.

Naturalmente, affinchè si possa parlare di reato di calunnia, occorre che il fatto attribuito corrisponda ad una fattispecie legale di reato, difettando diversamente, qualunque sia stato l’intento del soggetto agente, l’elemento materiale del delitto.

Occorre segnalare che viene commesso il predetto reato anche quando il soggetto accusato abbia effettivamente commesso quel determinato fatto, se l’incolpazione del soggetto sia diversa e maggiormente grave di quella effettivamente commessa dalla persona incolpata.

Ad esempio: sussiste il reato di calunnia se il soggetto agente abbia denunciato una rissa, alla quale effettivamente abbiano partecipato alcuni imputati, dalla quale abbia poi subìto conseguenze lesive tali da determinare la contestazione, per quegli imputati, dell’aggravante dello sfregio permanente di cui all’art. 583, comma 1, n. 4 del codice penale.

Il reato calunnia è certamente un reato di pericolo e, pertanto, ai fini della sua integrazione è sufficiente anche la sola astratta possibilità che la segnalazione del fatto addebitato possa far iniziare un procedimento penale, possa produrre l’apertura delle indagini preliminari, non rilevando affatto, invece, che ciò porti ad un provvedimento di archiviazione.

Non importa neppure il fatto che il pubblico ufficiale, a cui sia stata presentata la falsa denuncia a carico di innocente, abbia o meno creduto alla versione del denunciante.

Il reato di calunnia è, altresì, a carattere istantaneo e si consuma con la comunicazione all’autorità di una falsa incolpazione a carico di persona che si sa essere innocente, nel luogo in cui l’autorità è venuta a conoscenza della falsa incolpazione.

Affinchè sussista il reato di calunnia occorre che si realizzi il dolo richiesto dalla norma penale: occorre, ossia, che colui che falsamente accusa un’altra persona di un reato abbia la convinzione dell’innocenza dell’incolpato, e ciò perché l’erronea convinzione della colpevolezza della persona accusata andrebbe ad escludere l’elemento soggettivo della fattispecie incriminatrice.

E’ anche importante sottolineare che l’eventuale ritrattazione di quanto esposto all’autorità non varrà ad escludere il reato di calunnia, potendo al massimo rilevare come circostanza attenuante ex art. 62, n. 6 del codice penale, ove si atteggi come spontanea estrinsecazione di un pentimento e conseguente buona volontà di ovviare, se possibile, al danno e al pericolo cagionato con la falsa accusa.

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