Falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità o su qualità personali proprie o altrui

Falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità o su qualità personali proprie o altrui

Commette il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale, chiunque dichiari falsamente dati sulla propria identità o qualità, ma anche sulla qualità o identità altrui.

In pratica si tratta di punire la condotta di chi mente sulle proprie generalità e qualità.

Nella nozione di qualità personali rientrano gli attributi che servono a delineare la propria identità, quali ad esempio lo stato civile, la professione, la dignità, il grado accademico, eventuali precedenti condanne penali o l’ufficio pubblico che si ricopre.

Pertanto, si realizza il reato di falsa attestazione o dichiarazione al pubblico ufficiale quando ci si attribuisca una qualità di cui non si è in possesso, ovvero si neghi di esserne in possesso pur avendola acquisita e conservata.

Per fare qualche esempio: integra il reato chi, sottoposto ad indagini preliminari, attesti falsamente alla polizia giudiziaria (delegata dal pubblico ministero) in ordine ai suoi precedenti penali, dichiarandosi incensurato; commette reato di falsa attestazione o dichiarazione anche l’imputato che adotti la medesima condotta durante l’interrogatorio.

Fra le condizioni che concorrono a stabilire le condizioni della persona e  che servano a individuare un soggetto, nonché identificarlo, rientrano la residenza e il domicilio.

Si pensi, alla recente emergenza del Covid-19 e alla contestuale emissione da parte del Governo dei vari decreti sugli spostamenti (diverse sono state le denunce per violazione dell’art. 495 del codice penale per aver mentito sulla residenza o il domicilio, o per aver fornito false generalità durante il verbale di identificazione).

Il delitto di falsa dichiarazione o attestazione a un pubblico ufficiale sulla identità o qualità proprie o altrui si perfeziona nel momento in cui la dichiarazione perviene al pubblico ufficiale, non rilevando il momento in cui la dichiarazione viene trascritta in un atto pubblico.

Non viene richiesto il dolo specifico, non essendo rilevante lo scopo perseguito dal soggetto agente, ma è sufficiente il dolo generico, ossia la coscienza e consapevolezza della condotta che si sta ponendo in essere.

Falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità o su qualità personali proprie o altrui

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