Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale

Viene punito per il reato di falsità materiale quel pubblico ufficiale che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma un atto falso, oppure ne altera uno vero, anche se parzialmente.

In tema di falso documentale, il bene giuridico tutelato non è soltanto quello dell’interesse pubblico alla veridicità e genuinità che determinati atti devono possedere, bensì anche quello del soggetto privato sulla cui sfera giuridica l’atto è destinato a produrre effetti, soggetto che rivestirà, pertanto, la qualità di persona offesa dal reato.

La nozione di atto pubblico di cui si discute comprende sicuramente i documenti redatti da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede, ma anche tutti i documenti formati dal pubblico ufficiale, che attestano fatti da lui compiuti o avvenuti in sua presenza.

La tutela della pubblica fede, quale interesse giuridico tutelato, si assume violato a prescindere che si tratti di atto interno o esterno alla pubblica amministrazione: sono compresi tutti gli atti posti in essere dal pubblico ufficiale competente, che costituiscano diritti per i soggetti privati o che siano volti a provare un fatto giuridico, anche se interni alla pubblica amministrazione.

Per fare qualche esempio: sono atti pubblici la proposta di delibera di un consigliere comunale, i pareri scritti di un organo della pubblica amministrazione, gli atti preparatori, i certificati medici, le bollette di quietanza, il foglio di congedo, i verbali di vendita al pubblico incanto, i libretti degli esami universitari, le cartelle cliniche, l’atto di matrimonio, l’atto di deposito di una sentenza, il modello F24 per il pagamento di sanzioni fiscali e contravvenzioni, la scheda del casellario giudiziale, i verbali degli agenti di polizia, le prove scritte di candidati di un concorso pubblico, i diplomi di studio.

Per l’integrazione del reato di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale non si richiede che la condotta del soggetto agente provochi effettivamente un danno concreto.

Difatti, le nozioni di danno e di profitto restano estranee alla fattispecie di falso in atto pubblico, essendo sufficiente che dalla falsa dichiarazione possa derivare il pericolo alla pubblica fede, bene protetto dalla norma.

Non ogni falsificazione, comunque, è idonea ad integrare il reato di falso materiale: invero, non rileva il falso innocuo, né il falso grossolano, sussistendo il primo quando la falsità si riveli inidonea a ledere l’interesse tutelato della genuinità dei documenti e non abbia la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico perché del tutto irrilevante, e sussistendo il secondo quando la falsità è talmente inidonea che non potrebbe mai trarre in errore taluno e, quindi, non potrebbe mai ledere la pubblica fede (deve trattarsi, ossia, di una falsità talmente evidente da escludere non solo la probabilità, ma anche la possibilità di un inganno).

La valutazione sulla inidoneità del falso, e quindi sulla irrilevanza penale della condotta, deve essere fatta con un giudizio anteriore al fatto, sulla base delle circostanze conosciute al momento in cui l’azione viene posta in essere, non potendosi tenere conto dei risultati ottenuti.

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale

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