Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Maltrattamenti in famiglia e conviventi

Il reato di maltrattamenti in famiglia punisce la condotta di chi maltratta (vedremo come) un componente della famiglia, ma anche un convivente, o una persona a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, custodia o vigilanza.

Al riguardo, deve considerarsi famiglia ogni consorzio di persone tra le quali, per le strette relazioni e consuetudini di vita, ci siano rapporti di umana solidarietà, di parentela o relazioni sentimentali che abbia comportato una convivenza.

Il reato di maltrattamenti in famiglia può essere commesso da qualsiasi componente del nucleo familiare in danno di altro, anche non convivente, purchè vi sia una relazione tale da generare un rapporto stabile di affidamento e solidarietà (pertanto, la coabitazione non è un requisito del delitto in questione, essendo sufficiente che intercorrano relazioni abituali tra autore del reato e la vittima: si pensi ad esempio al rapporto tra suocero e nuora).

Come detto, il reato di maltrattamenti è configurabile anche al di fuori della famiglia legittima, in presenza di un rapporto stabile di convivenza, in quanto suscettibile di determinare obblighi di solidarietà e assistenza (comprese le convivenze more uxorio).

Il bene che si intende tutelare non è semplicemente l’interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia da comportamenti vessatori o violenti, ma anche l’incolumità fisica e psichica, nonché il rispetto della personalità, della persona offesa che subisce la condotta delittuosa.

Tuttavia, affinchè possa ritenersi integrato il reato di maltrattamenti in famiglia, non è sufficiente un fatto che leda o metta in pericolo l’incolumità fisica, la libertà o l’onore di un familiare, essendo invece richiesta la presenza di una condotta abituale, idonea a imporre, di conseguenza, un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile (quindi non rientrano nella fattispecie episodici fatti lesivi).

Pertanto, il reato di maltrattamenti in famiglia è un reato di tipo abituale, che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti che, sia commissivi che omissivi, se considerati singolarmente potrebbero anche non essere considerati da punire (si pensi ad atti di infedeltà, atti umilianti).

Ne consegue che per ritenere raggiunta la prova del reato di maltrattamenti in famiglia, non possono essere presi in considerazione singoli e sporadici episodi di percosse, ad esempio, né un eventuale precedente specifico, che può soltanto rilevare, invece, per la determinazione della personalità dell’imputato.

Quanto alle condotte omissive tramite cui può essere commesso il reato di maltrattamenti in famiglia, queste possono consistere nel deliberato astenersi dall’impedire le condotte penalmente rilevanti: difatti, non avere impedito il verificarsi di un fatto che si ha il dovere giuridico di impedire equivale a cagionarlo.

Il reato di maltrattamenti contro familiari, infine, assorbe gli ulteriori reati di molestie e di atti persecutori anche nel caso di separazione e conseguente cessazione della convivenza, visto che in tal caso restano integri i doveri reciproci di rispetto, assistenza morale e materiale, nonché di solidarietà che nacquero dal rapporto coniugale.

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

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