Omicidio

Omicidio

Commette il reato di omicidio chiunque provochi la morte di una persona.

Un argomento da trattare preliminarmente in tema di omicidio è rappresentato dal nesso di causalità, l’azione dell’imputato e l’evento morte devono essere correlate da un rapporto di causa effetto.

In particolare, nell’ipotesi di persona già affetta da malattia, l’azione del soggetto agente deve considerarsi in rapporto di causalità con l’evento soltanto quando venga dimostrato che l’azione abbia provocato un trauma che abbia influito sull’evento morte, accelerandolo; di conseguenza, va escluso il predetto nesso di causalità, e la penale responsabilità, quando il trauma provocato coincida con l’evento ma venga dimostrato che non sarebbe stato sufficiente da solo a cagionare la l’evento letale.

Pertanto, non è rilevante che la persona offesa fosse già affetta da malattia che lo avrebbe portato a morte certa, qualora la condotta del soggetto agente abbia comunque accelerato o influito sull’evento.

Altro importante argomento di cui discutere in ordine al reato di omicidio è costituito dall’elemento soggettivo richiesto dal codice penale.

Il dolo del reato di omicidio può concretizzarsi anche nel caso di dolo eventuale: sussiste il dolo quando il soggetto agente, pur non avendo l’intenzione e l’obiettivo di cagionare la morte della persona offesa, agisca comunque accettando il rischio che ciò possa accadere e lo abbia valutato come finale probabile in base al nesso di causalità sopra descritto: per fare un esempio, risponderà del reato di omicidio colui che chiuda la vittima all’interno di un divano letto dal quale quest’ultima non abbia la possibilità di uscire e che, come effetto finale, muoia per soffocamento; soddisferà il requisito dell’elemento soggettivo anche colui il quale spari colpi di arma da fuoco contro un furgone blindato, cagionando la morte del conducente, atteso che tramite un’azione simile debba essere considerato come altamente probabile che uno dei proiettili raggiunga gli occupanti della cabina dell’automezzo.

Differente è l’omicidio preterintenzionale, in cui non sussiste questa previsione, questa eventualità o accettazione del rischio di cagionare la morte di taluno.

Difatti, il criterio che distingue l’omicidio volontario dall’omicidio preterintenzionale consiste nell’elemento psicologico: nella preterintenzione la volontà del soggetto agente è diretta a ferire o percuotere la persona offesa con esclusione assoluta di ogni previsione dell’evento morte, mentre nell’omicidio volontario tale volontà, o tale previsione in caso di dolo alternativo, sussiste.

Occorrerebbe distinguere, infine, i due aspetti psicologici descritti da uno ulteriore, la colpa con previsione: questa ipotesi sussiste nel caso in cui il soggetto agisca con totale indifferenza rispetto alle conseguenze della sua azione, sperando tuttavia che l’evento morte non si verifichi per via della sua abilità o per intervento di soggetti terzi.

Per stabilire se il colpevole abbia effettivamente voluto la morte del soggetto passivo (e quindi la prova del dolo) è necessario affidarsi a delle regole di esperienza, regole anche scientifiche, la conformità alle quali è sufficiente a dimostrare l’intento di nuocere, senza che nessuna ricostruzione di traiettoria opposta, o anche differente sullo svolgimento dei fatti, lasci ragionevolmente intendere o supporre che i fatti siano andati diversamente.

Occorre anche fare riferimento a dati esterni che hanno nel processo penale importanza rilevante, quali le modalità della condotta posta in essere prima e dopo il delitto, il mezzo usato, le parti del corpo aggredite, eventuale presenza di desistenza volontaria, reiterazione della condotta all’interno del medesimo fatto (tutte circostanze che vengono valutate in ordine al reato di omicidio, anche nella forma del tentativo).

Il reato di omicidio può correlarsi strettamente con molte altre fattispecie delittuose previste dal nostro codice penale, per cui alcune condotte e alcuni fatti possono talvolta rientrare nella fattispecie omicidiaria, talaltra in altre ipotesi delittuose.

Per fare qualche esempio: il delitto di infanticidio è configurabile soltanto se l’evento si verifica entro i primi due giorni dal parto, per via di un turbamento psichico che costituisce la causale dell’azione, rientrando invece nel reato di omicidio se l’evento avviene dopo i due giorni; si configura il reato di omicidio, e non l’omicidio del consenziente, nel caso in cui il soggetto passivo si affetto da una patologia che lo renda inconsapevole sulla formazione del processo di formazione del suo consenso alla propria eliminazione fisica.

Per chiunque si trovasse coinvolto a qualsiasi titolo in processo per il reato di omicidio, data la particolare complessità dell’argomento e la conseguente incompatibilità con la sua descrizione in estrema sintesi, in tale sede, è di fondamentale importanza rivolgersi quanto prima al Difensore di fiducia al fine di elaborare la migliore strategia difensiva nel proprio interesse.

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