Omissione di referto

Omissione di referto

Il referto è una forma di denuncia, alla quale è tenuto l’esercente la professione sanitaria che abbia prestato la propria assistenza in casi che possano presentare i caratteri di un delitto procedibile d’ufficio, che deve pervenire entro 48 ore al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria.

Ebbene, nel reato di omissione di referto viene punito colui che, esercitando la professione sanitaria e avendo prestato la propria assistenza in ipotesi che possano presentare gli elementi di un delitto per il quale si debba procedere d’ufficio, ometta il referto o ne ritardi la produzione e la presentazione.

La norma è abbastanza chiara nel disporre che non può essere punito per il reato di omissione di referto quel medico che abbia assistito direttamente l’autore di un reato, atteso che il referto stesso, in tale ipotesi, esporrebbe il soggetto curato a procedimento penale e ciò costituirebbe una causa di non punibilità.

L’obbligo del referto da parte del sanitario, pertanto, non sussiste sempre e in ogni caso, bensì in quelle ipotesi in cui il fatto sia stato conseguenza di condotte commissive o omissive, nei casi in cui sia presente un nesso causale tra il fatto e condotte altrui, ma anche quando non sia possibile escludere tale nesso (in tutti questi casi, l’omessa segnalazione del referto alla competente autorità da parte del sanitario, in ipotesi di reati perseguibili d’ufficio, integra il reato di omissione di referto).

Ma andiamo con ordine, trattiamo preliminarmente il caso in cui il sanitario è tenuto alla trasmissione del referto.

L’obbligo di referto sussiste sia nei casi in cui sia palese che il fatto sia stato il risultato di un reato, sia nei casi in cui vi possa soltanto essere il dubbio o la possibilità in concreto, secondo la valutazione dello stesso sanitario.

Appare utile fare una grande divisione tra il medico privato e il medico che sia dipendente pubblico: nel primo caso, saremmo certamente in presenza di obbligo di referto se si assiste la persona offesa dal reato, escludendosi tale obbligo, viceversa, nel caso in cui si presti assistenza all’autore del reato (ciò naturalmente per il fatto che qualora il referto fosse obbligatorio anche nel secondo caso, difficilmente l’autore del reato si sottoporrebbe alle cure opportune, e tra l’interesse dello Stato a conoscere dei reati e il diritto alla salute, non può che prevalere il secondo).

Il reato di omissione di referto è un reato di pericolo: ciò significa che non deve guardarsi al danno e all’evoluzione dei fatti, ma occorre guardare alla situazione che si presentava al sanitario nel momento in cui abbia posto in essere la propria assistenza.

Un esempio chiarirà certamente l’assunto: se il medico abbia omesso di informare la competente autorità giudiziaria su un caso di lesione personale che, al momento della prestazione dell’opera del sanitario, presentava i caratteri di un delitto procedibile d’ufficio per via della durata della prognosi (nell’esempio fatto, quindi, una prognosi superiore a dieci giorni), sussiste il reato di omissione di referto, perché in quel momento era obbligo del sanitario trasmettere i fatti alla competente autorità (reato di pericolo), e ciò anche se poi, nei fatti, il decorso della malattia sia durato meno di dieci giorni (ciò appunto perché il reato di omissione di referto non è un reato di danno, ma un reato di pericolo).

Come detto precedentemente, sussistono anche casi nei quali il medico non ha l’obbligo del referto e non viene punito nel caso ometta di trasmetterlo.

L’esonero menzionato sussiste soltanto quando i fatti che si dovrebbero descrivere nel referto siano chiari e concordi nell’indicare il paziente quale autore di un reato, esponendolo quindi a procedimento penale.

Deve sussistere un nesso, un collegamento diretto tra i fatti descritti nel referto e il reato a cui sarebbe esposto il paziente: sussiste, quindi, l’obbligo del referto nel caso di una persona ricoverata per tossicosi acuta da assunzione di droga, se essa stessa è un trafficante, e ciò perché dai fatti descritti in referto non si evince chiaramente e manca un nesso causale con la circostanza che il paziente sia egli stesso un trafficante di droga (circostanza questa che va provata all’esito di ulteriori indagini da parte della competente autorità).

Per essere imputati del reato di omissione di referto, oltre alle condotte sopra descritte, è richiesto anche un particolare elemento psicologico da parte dell’esercente la professione sanitaria.

Il medico, ossia, deve avere la coscienza e la consapevolezza che si trovi innanzi a un delitto procedibile d’ufficio: sicchè, se il sanitario non si rende conto che trattasi di fatti che possano presentare i caratteri di un delitto perseguibile d’ufficio, oppure ritenga erroneamente che non si tratti di un reato di tali caratteristiche, allora non potrà mai essere penalmente responsabile per il reato di omissione di referto.

Sarà indispensabile prendere immediatamente contatto con l’Avvocato per concertare la migliore strategia difensiva possibile, atteso che il Giudice dovrà accertare se il sanitario ebbe conoscenza di elementi di fatto dai quali desumere la configurabilità di un delitto procedibile d’ufficio, oltre che accertare la coscienza e volontà di omettere o ritardare il referto.

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