Peculato

Peculato

Viene punito per il reato di peculato colui che si appropria di denaro o di altra cosa mobile altrui grazie al fatto di essere un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, e di possedere tali beni in ragione dell’ufficio o del servizio che svolge.

Si tratta di un reato, tra i più gravemente puniti, che si consuma nel momento in cui si fuoriesce dal possesso per entrare nell’appropriazione del denaro o della cosa mobile altrui, a prescindere che si sia verificato concretamente un danno per la Pubblica Amministrazione, e ciò anche se i beni vengano restituiti immediatamente dopo il loro uso momentaneo (in questo caso la pena prevista è tanto più ridotta).

Ciò che si vuole tutelare è l’imparzialità, la legalità, il buon andamento e il patrimonio stesso della P.A.. Da qui una prima considerazione, l’oggetto tutelato dalla norma rappresenta il patrimonio, qualcosa che abbia un valore economico e, conseguentemente, possiamo affermare che non sussiste il reato di peculato se i beni di cui ci si appropria siano sprovvisti di tale valore economico.

E’ certamente un reato proprio, ossia un reato che può essere commesso soltanto da determinati soggetti: il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio appunto; inoltre, tali soggetti, per poter integrare tale fattispecie di reato, devono appropriarsi dei beni durante il servizio, non rilevando il momento in cui l’agente non svolge più la sua funzione.

Sul punto occorre comprendere quando si è in presenza di pubblico ufficio o servizio: per determinare se l’attività svolta dal soggetto possa essere qualificata come pubblica è necessario verificare se essa sia disciplinata da norme di diritto pubblico.

Per fare qualche esempio, svolgono un’attività pubblica i funzionari e i dipendenti pubblici, l’impiegato postale, l’ufficiale giudiziario, i periti e i consulenti nominati dall’Autorità giudiziaria, il testimone a seguito di ammissione della prova da parte del Giudice, il curatore fallimentare e il suo coadiutore, il custode e il cappellano del carcere, gli agenti di polizia penitenziaria, i militari dell’esercito, gli agenti del corpo di guardia di finanza, i carabinieri, gli agenti di polizia di stato, i dipendenti e il direttore amministrativo dell’università, gli insegnanti delle scuole statali, nonchè i consiglieri comunali e gli assessori.

Come si diceva, presupposto del reato di peculato è il possesso o la disponibilità della cosa o denaro altrui da parte del pubblico ufficiale, per ragione del suo ufficio, in conseguenza delle funzioni svolte, essendo quindi sufficiente che l’esercizio della funzione abbia dato occasione al possesso della cosa di cui ci si sia appropriati.

In tema di reato di peculato, un altro aspetto fondamentale da affrontare è quello attinente al possesso del denaro o della cosa mobile altrui: la nozione di possesso deve essere intesa non solo come comprensiva della detenzione materiale del bene, ma anche della disponibilità giuridica.

Per disponibilità giuridica si intende il potere, da parte dell’agente, di comportarsi verso il bene come se ne fosse proprietario.

Poichè, nel reato di peculato, sono importanti diversi elementi quali la qualità di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, le caratteristiche del bene di cui ci si appropria, il momento in cui ciò è avvenuto, l’accertamento dell’effettivo possesso e finanche la determinazione stessa del momentaneo uso della cosa (che porterebbe ad una sanzione assai inferiore) è assolutamente fondamentale rivolgersi ad un Avvocato per raccontare dettagliatamente le circostanze e gli accadimenti, in modo da poter sviluppare accuratamente la strategia difensiva per affrontare il procedimento penale.

Occorre anche accennare sull’elemento soggettivo richiesto dalla norma giuridica al fine di integrare il reato di peculato: per commettere il fatto è richiesto il dolo generico, ossia la coscienza e la volontà di appropriarsi del denaro posseduto per ragioni di ufficio o di servizio.

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