Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità

Rifiuto d’indicazioni sulla propria identità

Viene punito per la contravvenzione di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità colui che rifiuta di dare le proprie generalità, o indicazioni sullo stato o altre qualità personali, quando queste siano richieste da un pubblico ufficiale che stia esercitando le proprie funzioni.

Il bene tutelato è quello del corretto funzionamento della pubblica amministrazione: si intende, ossia, evitare che questa venga intralciata, anche soltanto temporaneamente, con l’identificazione di una persona le cui generalità siano state richieste.

Poiché è la legge che attribuisce il potere-dovere al pubblico ufficiale di richiedere tale informazioni, il reato di rifiuto di indicazioni legittimerà l’amministrazione a cui appartiene il pubblico ufficiale che abbia ricevuto il rifiuto a costituirsi parte civile nel processo penale.

Il pubblico ufficiale talvolta è obbligato a richiedere le generalità della persona, talaltra può decidere di richiederle senza un concreto fondamento o motivo, purché tale richiesta sia continente all’esercizio delle pubbliche funzioni.

Pertanto, l’integrazione del reato, e quindi il rifiuto delle indicazioni sulla propria identità o qualità, può ritenersi sussistente anche se il rifiuto provenga da persona che non abbia commesso alcun reato o illecito di qualsiasi tipo.

Ai fini della configurabilità del reato di rifiuto di fornire le proprie generalità, il presupposto dell’esercizio delle funzioni, nel cui contesto deve essere formulata la richiesta, non sussiste per il solo fatto che il richiedente sia in servizio permanente o abbia la qualifica, essendo necessario, invero, che la richiesta venga fatta durante l’esercizio del servizio (quindi, ad esempio, non sussisterà la contravvenzione in questione nel caso di rifiuto di fornire le generalità a persona appartenente alle forze dell’ordine che sia giunta sul posto in abiti civili o con la propria autovettura, anche se questa si sia qualificata come pubblico ufficiale).

Ci sono poi delle eccezioni nelle quali viene comunque commessa la contravvenzione di rifiuto di indicazioni sulla propria identità: si pensi agli appartenenti al corpo di pubblica sicurezza in servizio permanente che, anche se liberi dal servizio, sono comunque tenuti ad accertare reati e infrazioni amministrative; oppure i controllori dei pubblici servizi di trasposto.

In ogni caso, resta ferma la sindacabilità del Giudice penale sulla legittimazione della richiesta del pubblico ufficiale, sia per quanto riguarda la qualifica, sia in ordine alla sua competenza.

Il rifiuto può riguardare l’indicazione del proprio nome, cognome e qualsiasi altro dato che valga all’identificazione del soggetto.

Quanto alle altre qualità personali, che rendono possibile la completa identificazione del soggetto, queste riguardano solamente le caratteristiche e attributi della persona che servano a contrassegnare il soggetto in questione (non vi rientra, conseguentemente, lo stato di tossicodipendenza).

Questa contravvenzione è un reato istantaneo e, quindi, si consuma nel momento del rifiuto da parte del soggetto attivo, non rilevando che il pubblico ufficiale possa conoscere in altro modo le generalità richieste.

La contravvenzione del rifiuto di fornire le proprie generalità può concorrere con il delitto di resistenza a pubblico ufficiale.

Una volta posta in essere la condotta materiale della contravvenzione, è possibile che la polizia giudiziaria possa accompagnare il soggetto nei propri uffici, e trattenerlo per il tempo strettamente necessario all’identificazione (comunque non oltre 24 ore).

Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità

Non esitare a contattare l'Avvocato Santino Spina

Se hai bisogno di una consulenza tecnica puoi:

- Contattare l'Avvocato accedendo alla sezione contatti

- Inviare un messaggio alla pagina Facebook AVV. SANTINO SPINA

- Chiamare direttamente il numero di telefono: 331.3050425 a cui risponderà l'Avvocato Santino Spina