separazione e divorzio

Separazione e divorzio

Affinchè si possa ottenere la pronuncia di separazione personale dei coniugi è condizione necessaria e sufficiente che uno dei due coniugi versi in una condizione di disaffezione al matrimonio, di intollerabilità; è versando in tale situazione che il coniuge potrà ottenere la separazione.

Difatti, la separazione personale può essere chiesta da ciascun coniuge ogni volta che si verifichino fatti tali da non permettere oltre la prosecuzione del rapporto sentimentale o di convivenza in quanto ormai intollerabile, o fatti tali da recare pregiudizio all’educazione dei figli. Quando il Giudice si pronuncia sulla separazione individua, altresì, a quale dei due coniugi sia addebitabile la stessa, con conseguenze di non poco momento su diversi piani (per esempio sul piano successorio e patrimoniale).

I presupposti per la pronuncia di addebito della separazione sono i più variegati, ne ricordiamo solo alcuni:

  • violenze fisiche e morali all’interno del rapporto coniugale (quand’anche concretantisi in un unico episodio di percosse);
  • infedeltà coniugale, la quale costituisce una violazione particolarmente grave degli obblighi matrimoniali;
  • violazione dei valori costituzionali di uguaglianza morale e giuridica, rispetto della pari dignità e della ricerca di accordo nella conduzione comune della vita familiare;

E’ per questi motivi che, nella maggior parte delle volte, la separazione e il divorzio sono materia di calde e accese dispute tra le parti, non tanto per la fine del vincolo sentimentale che ha legato i coniugi, quanto per le conseguenze sia di ordine patrimoniale, sia per quanto concerne il rapporto con i figli se ve ne siano.

Tutto questo rende assolutamente necessaria un’azione legale per fare incontrare la volontà dei coniugi e pervenire all’omologazione della separazione consensuale oppure per affrontare il giudizio in caso di separazione giudiziale, visto che il matrimonio non si può sciogliere per mutuo consenso delle parti.

L’azione legale viene instaurata tramite un ricorso che deve contenere l’esposizione dei fatti, l’indicazione di eventuali figli, a cui si dovrà allegare l’ultima dichiarazione dei redditi. L’atto in questione dovrà essere indirizzato al Tribunale territorialmente competente individuato tramite una serie alternativa di criteri, e dovrà essere depositato nella cancelleria dello stesso al fine di permettere, entro 5 giorni, al Presidente di fissare l’udienza di comparizione che non potrà superare i 90 giorni dal deposito (una procedura abbastanza celere e snella).

All’udienza di comparizione le parti devono essere assistite dal proprio difensore di fiducia per espletare il tentativo di conciliazione, consistente nell’audizione delle stesse prima separatamente e poi congiuntamente al fine di riconciliarle: se il ricorrente non si presenta la domanda perderà efficacia; se non si presenta la parte convenuta allora il tentativo di conciliazione si ritiene fallito.

Superato infruttuosamente il tentativo di conciliazione, il procedimento di separazione dei coniugi proseguirà regolarmente: il Presidente emetterà dei provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse di una delle parti e degli eventuali figli, reclamabili con ricorso in Corte di Appello, e con cui nominerà il Giudice istruttore innanzi al quale si svolgerà la causa in attesa di fissazione della data di udienza.

Al coniuge cui non sia stata addebitata la fine del rapporto vengono attribuiti determinati “vantaggi” quali il mantenimento (qualora non si posseggano adeguati redditi propri), statuizioni sulla casa o sugli alimenti.

Anche il divorzio produce conseguenze importanti, una su tutte la determinazione dell’assegno divorzile: il riconoscimento dell’assegno è eventuale, visto che la sua funzione è soltanto assistenziale, e si verifica all’accertamento dell’inadeguatezza di mezzi economici (o impossibilità a procurarli per ragioni oggettive) tramite alcuni criteri seguiti dal Giudice.

In particolare, il Decidente terrà conto della durata del matrimonio, del contributo fornito dal coniuge che richiede l’assegno alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune, all’età del richiedente l’assegno.

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