Violazione di domicilio

Violazione di domicilio

Commette il reato di violazione di domicilio colui che, contro la volontà della persona che ha il diritto di escluderlo dalla propria proprietà, oppure clandestinamente o tramite inganno, si introduce nell’abitazione di taluno o in un luogo di privata dimora, oppure vi si trattenga, sempre contro la volontà di chi ha diritto di escluderlo.

Per abitazione si intende il luogo adibito a privata dimora, ad uso domestico, e non anche l’appartamento ancora libero, ossia non ancora abitato dal proprietario.

Quindi una prima considerazione: occorre l’attualità dell’uso dell’immobile. Infatti, soltanto se l’uso dell’appartamento è attuale si ha la tutela alla libertà individuale, da intendersi come libertà domestica (l’eventuale presenza di mobili in una casa disabitata non vale ad affermare l’attualità dell’uso di abitazione).

Diversamente, il concetto di privata dimora è più ampio di quello di abitazione, comprendendo ogni luogo che venga usato, seppur non per abitarci, in modo temporaneo per lo svolgimento di una attività personale (purchè si tratti sempre di luogo non pubblico).

Pertanto, nel concetto di privata dimora sono ricompresi tutti quei luoghi che servano alla realizzazione della propria vita professionale, politica o culturale, e l’arbitraria introduzione in tali locali non può che integrare il reato di violazione di domicilio.

Vi rientrano studi professionali, osterie, bar, botteghe, gli esercizi commerciali e locali simili, la sala di un ospedale o lo stesso ospedale, gli stabilimenti industriali, le banche.

Non sono considerati luoghi di privata dimora, invece, le carceri e gli ambienti penitenziari, poiché non sono nel possesso dei detenuti, né i bagni di un locale pubblico.

Il reato di violazione di domicilio viene commesso anche se l’elemento materiale viene realizzato nelle appartenenze (o pertinenze) dell’abitazione.

Per appartenenze devono intendersi i luoghi che svolgono la funzione di servire e completare l’abitazione principale, anche se non costituiscono parte integrante della stessa.

Possono essere ricompresi nella nozione di appartenenze gli orti, i giardini, le stalle, i magazzini vicino ai fabbricati di pertinenza, il cortile di casa, gli androni, la scala comune o il pianerottolo antistante la porta di un’abitazione.

Difatti, non è rilevante che le appartenenze siano di uso comune a più soggetti o più famiglie (e quindi ad uso comune di più abitazioni), poiché ciascuno dei titolari ha il potere-diritto di escludere il soggetto agente da quei luoghi.

Il reato di violazione di domicilio è reato procedibile a querela di parte (salvo l’uso di violenza su cose o persone, o l’utilizzo di armi).

Sul punto, va precisato che il diritto di querela spetta non soltanto al proprietario dell’immobile che è stato violato, bensì anche a chi ne abbia la disponibilità e subisca ugualmente la lesione della propria libertà domestica individuale; spetta a chi possiede il bene e a tutti i familiari per il solo fatto di convivere nell’immobile che è stato violato.

Naturalmente, in caso di separazione legale dei coniugi che abbia l’effetto di far rimanere la moglie nella casa coniugale (mentre il marito va a vivere in altra abitazione), il diritto di querela spetterà alla sola moglie nel caso di violazione del domicilio della casa coniugale.

Se la violazione del domicilio riguarda le appartenenze, il diritto di querela si espande in capo a tutti coloro che hanno il diritto di uso comune del bene (quindi nel caso di un androne o un pianerottolo, il diritto spetterà a coloro che abitano quegli appartamenti).

In tema di elemento soggettivo del reato di violazione di domicilio, infine, si richiede il dolo generico, la consapevolezza, ossia, di introdursi o trattenersi nell’abitazione di taluno contro la volontà di colui che ha il potere di escluderlo.

Pertanto, non si terrà conto delle motivazioni della violazione di domicilio, non sarà rilevante lo scopo dell’azione, buono o cattivo, che il soggetto agente si era proposto, atteso che rileverà unicamente l’evento delittuoso previsto e voluto.

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