Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Viene punito per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare colui che abbandona il domicilio domestico oppure si sottrae agli obblighi inerenti la responsabilità genitoriale, la qualità di coniuge, o inerenti la sussistenza dei mezzi economici a discendenti, ascendenti o al coniuge (non separato per sua colpa).

Quindi, possiamo sin da subito stabilire che l’elemento materiale del reato consiste in più condotte e che, nel caso di separazione legale, non sussiste il reato se quest’ultima sia stata determinata dalla colpa dell’altro coniuge.

I coniugi divorziati, pertanto, conservano l’obbligo di assistenza e di educazione della prole.

L’obbligo della norma penale grava anche sul padre naturale, il quale non dovrà fare mancare mezzi di sussistenza al figlio minore nato fuori dal matrimonio a partire dalla sua nascita, non rilevando la data dell’accertamento giudiziale della paternità.

Ma vi è di più: la responsabilità per omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai figli minori non viene esclusa neppure dal provvedimento giudiziale di decadenza dalla potestà genitoriale.

La separazione dei coniugi, situazione che determina l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento, non può ritenersi cessata se non in presenza dell’incontro della volontà di entrambi i coniugi di ripristinare sia la convivenza, sia l’unione spirituale, in modo che si possa considerare perdonata ogni colpa eventualmente attribuita in modo reciproco dall’uno all’altro coniuge.

Come detto in precedenza, una delle condotte sanzionate dalla norma penale consiste nell’abbandono del domicilio coniugale in assenza di giusta causa.

In particolare, il nuovo diritto di famiglia (legge n. 151/1975) consente l’allontanamento dalla residenza coniugale quando sia stata proposta domanda di separazione, o di scioglimento, o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Ebbene, in tutti questi casi non può sussistere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, atteso che si versa nel campo dell’abbandono giustificato della convivenza coniugale.

Conseguentemente, l’abbandono del tetto coniugale risulta giustificato non soltanto quando sia successivo alla proposizione delle menzionate domande, bensì anche quando sussistano ragioni di carattere personale che non consentano la prosecuzione della vita in comune.

Quanto alla nozione penalistica di “mezzi di sussistenza” (diversa dalla più ampia nozione civilistica di mantenimento), vanno ricompresi sia i mezzi per la sopravvivenza vitale, quali vitto e alloggio, sia strumenti che consentano la soddisfazione di altre esigenze, benchè complementari della vita quotidiana (abbigliamento, istruzione per i figli minori, mezzi di comunicazione, mezzi di trasporto, spese per le cure mediche non assicurate nella forma dell’assistenza diretta e gratuita dagli Enti di previdenza).

E’ di assoluta importanza specificare che la condotta di omessa somministrazione dei mezzi di sussistenza citati, in danno di più soggetti conviventi, non configura un unico reato (per la circostanza che tali soggetti facciano parte dello stesso nucleo familiare), bensì una pluralità di reati in concorso formale o, al massimo in continuazione tra loro.

Affinché possa integrarsi il reato in questione è necessaria la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa, sussistenza che sarà, pertanto, oggetto di specifica dimostrazione.

Per fare un esempio, quindi, non integrerà il reato di violazione degli obblighi di sussistenza familiare la condotta di chi si sottragga nella prestazione nei confronti di chi possegga un bene immobile, o svolga concretamente un’attività lavorativa.

Occorre precisare che il soggetto obbligato commetterà il reato in questione anche in caso di inadempimento parziale dell’obbligo di corresponsione dell’assegno alimentare, ma soltanto se le somme versate non consentiranno ai beneficiari di far fronte alle loro esigenze fondamentali.

Tuttavia, il reato non è escluso dal fatto che altri, come Enti di assistenza o familiari, si sostituiscano all’inerzia del soggetto obbligato nella somministrazione dei mezzi di sussistenza.

A tal proposito, un ruolo decisivo è certamente assunto dalla capacità economica dell’obbligato. Difatti, la disagiata condizione economica dell’obbligato non fa venire meno il dovere alla corresponsione dei mezzi o del pagamento dell’assegno, ma non è configurabile la penale responsabilità quando l’obbligato sia economicamente assolutamente incapace di provvedere (tranne che ciò sia stato determinato da sua colpa).

Occorre, invero, che l’indisponibilità perduri per tutto il periodo di tempo in cui si sono verificate le inadempienze (quindi l’obbligato, per potere andare esente da responsabilità penale, dovrà fornire la prova di non avere avuto la relativa disponibilità economica durante tutto il periodo a cui si riferisce la contestazione dell’addebito).

Prova ne sia che l’eventuale ammissione dell’imputato al patrocinio a spese dello Stato non costituisce dimostrazione della sua incapacità economica (ciò perché il beneficio è concesso anche a chi percepisca un reddito), così come non osta all’adempimento dell’obbligo alimentare la dichiarazione di fallimento (infatti, gli assegni alimentari e tutto ciò che il fallito abbia guadagnato con la propria attività non sono compresi nel fallimento).

Il reato di violazione degli obblighi di sussistenza familiare è reato permanente in relazione al perdurare della condotta omissiva dell’autore del reato e pertanto la prescrizione decorre dal compimento dell’azione che interrompe la condotta illecita, visto che la trasgressione della norma penale permane fin quando non cessa la sottrazione agli obblighi.

Trattandosi, quindi, di reato permanente la persona offesa avrà il diritto di presentare querela da quando inizi la condotta omissiva fino a tre mesi decorrenti dal giorno della sua cessazione, e il procedimento, volto al risarcimento del danno subìto e contestuale condanna alla penale responsabilità, si terrà nel luogo di effettiva dimora dell’avente diritto alla prestazione.

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