Violenza privata

Violenza privata

Viene punito per il reato di violenza privata colui che costringe taluno a subire, tollerare o fare qualcosa tramite violenza o tramite minaccia.

Pertanto, affinchè possa ritenersi integrato il reato di violenza privata occorre necessariamente una violenza o un minaccia (si tratta di elementi alternativi) che debba essere in grado di costringere taluno a fare, tollerare oppure anche omettere qualcosa contro la sua volontà.

Ciò significa che qualora la violenza o la minaccia non fossero in grado di produrre siffatte conseguenze, allora non potrebbe ritersi sussistente il reato di violenza privata, bensì i singoli reati di percosse, minaccia, molestie (difatti, ciò che viene richiesto dalla norma penale è che la violenza o la minaccia sia idonea a incidere sulla capacità di autodeterminazione del soggetto passivo).

E’ bene chiarire il concetto di violenza allo scopo di comprendere quando si è di fronte a tale condotta.

La violenza si identifica con qualsiasi mezzo che può essere usato dal soggetto agente per ottenere il risultato della costrizione, qualsiasi strumento idoneo a privare l’offeso, coattivamente, della libertà di decidere e agire.

La violenza, conseguentemente, potrebbe essere fisica (o anche detta propria, che si esplica direttamente nei confronti della vittima), oppure potrebbe essere impropria, ossia quella violenza che si attua attraverso strumenti che hanno l’obiettivo di esercitare pressioni psicologiche su taluno, al punto di coartarne la volontà (si pensi, ad esempio, al caso in cui un soggetto apponga un lucchetto ad una saracinesca, impedendo così al proprietario di potere entrare).

Di norma, la mera condotta omissiva, consistente in una resistenza passiva, viene esclusa dall’elemento oggettivo del reato di violenza privata, anche se occorre verificare come si siano evoluti i fatti in questione (non è per esempio il caso del marito che impedisca alla moglie di entrare in una delle stanze della abitazione comune, avendo chiuso a chiave la serratura della stessa, fattispecie di condotta omissiva che viene comunque punita come reato di violenza privata).

L’unica cosa che conta, in estrema sintesi, è il raggiungimento del risultato della violenza o della minaccia, non rilevando la qualità dei mezzi adoperati, né che essi siano diretti o indiretti, di carattere psicologico o materiale, né rilevando che il risultato raggiunto permanga per un periodo di tempo, visto che il reato di violenza privata è un reato a consumazione istantanea.

Per fare qualche esempio, visto che qualsiasi mezzo può essere adoperato per commettere il reato di violenza privata: integra il delitto la condotta di chi parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio e impedendo alla parte lesa di potersi muovere; la condotta di chi occupi il parcheggio riservato ad una specifica persona invalida, impendendone l’accesso e, quindi, privandola della propria libertà di azione e determinazione; oppure la condotta di chi si appropri delle chiavi di accensione dell’automobile altrui, a seguito di discussione animata per motivi di viabilità stradale, allo scopo di privare il soggetto passivo della possibilità di potersi spostare.

Quanto al concetto di minaccia, per ovvie ragioni di sintesi, si rinvia al reato di minaccia.

Essendo il reato di violenza privata un reato, come detto, a consumazione istantanea, questo si consuma nel momento in cui l’altrui volontà viene coartata e costretta a fare, tollerare, omettere o subire qualche cosa, senza bisogno che l’azione si prolunghi nel tempo o abbia avuto, più semplicemente, un effetto continuativo.

Il bene tutelato dalla norma penale non è la libertà fisica o di movimento del soggetto passivo, ma la sua libertà psichica.

Presupposto essenziale, pertanto, è la preesistenza di una volontà di determinazione e di azione del soggetto passivo, e la conseguente compressione e costrizione dello stessa a seguito della violenza o della minaccia del soggetto agente.

Il reato di violenza privata, oltre ad essere un reato a consumazione istantanea, è anche un reato di danno, ragiona per cui è configurabile il tentativo.

L’elemento soggettivo richiesto per il reato di violenza privata è il dolo generico, ossia la semplice coscienza e consapevolezza di porre in essere la propria condotta allo scopo di ottenere la costrizione della volontà altrui (l’eventuale fine scherzoso non rileva ad escludere il dolo citato).

Non è banale, inoltre, specificare che il reato di violenza privata nacque per non lasciare impunita alcuna condotta non prevista dal codice penale.

Ciò significa che la norma penale in questione ha carattere sussidiario e, di conseguenza, si commetterà il reato di violenza privata soltanto se la condotta posta in essere con violenza o minaccia non abbia integrato altre fattispecie criminose direttamente disciplinate dal codice penale.

Per fare un esempio: se la violenza viene usata per privare il soggetto passivo della propria volontà di muoversi, perché viene commesso un sequestro di persona (reato espressamente disciplinato dal codice penale) non si commetterà il reato di violenza privata, ma il reato di sequestro di persona.

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